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SENZA DI TE, LIA

SENZA DI TE LO VEDI STIAMO QUI

Non era questo che ci aveva promesso il tuo cuore
di abbandonarci così come anime in pena siamo di colpo
tramortiti in piedi di fronte al tuo corpo immobile
non riusciamo a convincerci facciamo e rifacciamo
i conti della vita non tornano i pensieri
dei buoni rimangono senza risposta.

Intanto come che sia la vita continua (è vero)
ma il fatto è che tu fra noi più non ci sei
il fatto è che solo nella memoria ora si assommano
le tue rigogliose parole le ragioniamo ad una ad una
adesso come allora dacci un segno che non tutto è perduto
senza di te lo vedi stiamo qui a balbettare l’assurda
preghiera di ritrovarci insieme scegli qualunque giorno
di primavera è tutta fiorita la nostra mimosa ci ascolta
d’estate i fichi sono maturi balliamo i cani sono felici.

Un inverno mai visto a Erbavusa tutto è cambiato
veniamo lungo la strada pronunciamo in silenzio
il tuo nome si posa benefico sopra ogni cosa giriamo
lo sguardo piangiamo i nostri giorni con te sono finiti
i gelsi di primo mattino il pane caldo condito sul terrazzino
la vite germoglia la trama d’amore dei tuoi pensieri
ha messo discrete radici per fare più bella dentro di noi
questo fantasma di vita insensata senza risposta ai tanti
perchè proprio quando dovevi raccogliere i frutti ci lasci
a vaneggiare aspettiamo ad accendere il fuoco che viene Lia
sì sì aspettiamo
sino alla fine dei nostri giorni
e così sia.

NICOLA LO BIANCO

A CHE SERVE LA POESIA

Insomma, la poesia, per tanti motivi, è l’ “oggetto” che meno si presta al consumo, non fa “divertire”, non si vende, non dà profitti(rari gli editori che investono qualcosa nelle opere di poesia), non “spiattella i fatti” già belli pronti e confezionati, non si presta alla propaganda…insomma, a che serve?a chi può interessare?
Non “serve” a niente, e questo è il suo limite, ma può interessare tutti, e questa è la sua inespugnabile forza, che spiega, tra l’altro, perché la poesia da sempre ha accompagnato le vicende umane.
da Nicola Lo Bianco, A che serve la poesia, inedito

LAMENTO RAGIONATO, II

II

Niente, la mattina mi alzo e mi faccio la croce
la sera lo stesso mi faccio la croce e dico
– mi sto coricando nel mio letto- però non dormo
la notte questi occhi si chiudono per la stanchezza
il sonno non viene è il cervello che non si riposa
attacca a pensare volta e rivolta fino a trovare
la speranza dell’indomani.
da Nicola Lo Bianco, Lamento ragionato sulla tomba di Falcone, ed. Coppola Di Girolamo

TERRORE E TERRORISMO

TERRORE E TERRORISMO

La storia del secolo appena trascorso è una storia, nei suoi eventi caratterizzanti, di terrore e di terrorismo.
Terrore del potere costituito, terrorismo da parte di chi quel terrore intende combattere. Terrore, economico, fisico, psicologico, morale, ideologico.
Il secolo appena trascorso ci ha lasciato in eredità un accumulo di violenza che è oggi parte integrante, costitutiva della vita di questo pianeta.
Violenza sulle cose e sugli esseri viventi.
L’umanità di questa nostra epoca sembra essere caduta in una trappola mortale, imprigionata in un meccanismo incontrollabile, irrazionale, disarmante.
Denaro e potere tendono ad escludere dall’attuale orizzonte politico e culturale ogni altra forma di progetto esistenziale.Ad essi si accompagnano la cinica menzogna, l’intolleranza e la vocazione a delinquere.
Potere e ricchezza, lo sappiamo, sono parte della storia millenaria dell’umanità.
Ma mentre in passato le conseguenze di questa appropriazione rimanevano circoscritte e non intaccavano forme peculiari di civiltà e di economia locali, oggi travolgono e stravolgono ogni angolo della terra, violando in profondità modi di essere e di pensare.E’ una furiosa tempesta distruttiva che al posto della dignitosa povertà, lascia degradante miseria; al posto di comunità secolarmente fondate, lascia disgregazione e corruzione; al posto di pur modeste economie locali, lascia devastazioni naturali, malsanità, schizofrenia individuale e collettiva.
A ciò si deve aggiungere la pretesa “democratica” di forme statali e di governo a immagine e somiglianza della parte più ricca e “progredita”.
Una forma camuffata di integralismo e di neocolonialismo che si viene a scontrare tragicamente con altre forme di integralismo politico e religioso.
A partire dal quel tragico settembre 2001, per un momento, credo, ci siamo illusi che la tragedia delle Torri gemelle di New York avrebbe spinto i potenti della terra ad una lungimirante meditazione sui tanti perché che essa proponeva; che quell’azione disperata e terribile avrebbe fatto capire che non è più possibile governare il mondo senza princìpi morali, senza un fondamento etico imperativo: impiegare tutte le energie materiali e spirituali per cominciare a dipanare il groviglio di cause che scatenano la violenza, internazionale e regionale, individuale e di gruppo, visibile e invisibile.
Non è più solo questione di giustizia sociale, di vere o presunte libertà, di ipocriti interventi “umanitari”, oggi è in gioco la sopravvivenza, il diritto primario alla vita, cioè al nutrimento, alla casa, agli affetti, alla sicurezza, al lavoro pacifico e solidale.
Tutto, invece, procede come da sempre, opponendo strage a strage, distruzione a distruzione, crudeltà a crudeltà.La catastrofe nucleare in Giappone è un ennesimo avvertimento:siamo di fronte ad una immane tragedia, tutto il mondo è minacciato dalle radiazioni atomiche, l’umanità è chiamata a risolvere enormi problemi di ogni ordine e grado, e i caporioni Occidentali, con l’Italia che gli tiene la coda, decidono di accaparrarsi il petrolio di Gheddafi a forza di bombardamenti.
E non ci sono solo gli orrori dello sterminio, c’è anche l’orrore dei proclami inconsulti, della grida isteriche della parte più proterva dell’umanità:gli sciacalli, i farisei, i ruffiani, i lacchè di tutte le risme, quelli che appaiono in TV a soffiare sul fuoco della guerra, a difendere l’ignominia, a intimorire la parola saggia, a minacciare il buon senso di chi non si schiera con il loro interessato grido di vendetta.
Dobbiamo ricominciare daccapo:una ricerca, un ripensamento radicale dei fondamenti culturali della “modernità”, della cosiddetta civiltà occidentale.
Politica, etica e politica, libertà, giustizia, umanità e natura, e poi: che senso ha la vita su questa terra?Agire ricercando un’ alternativa politica e culturale:le idee e gli strumenti di cui sinora ci siamo serviti, sembra siano diventati ferri vecchi.
NICOLA LO BIANCO

DEL MITO

DEL MITO
quasi in forma di poesia
dedicata agli amici ospiti
in questa terra di storica
e incoercibile ‘follia’.
I
Oh Signore
delirava un mentecatto
non uno ma cento mille folli
mandaci
a rischiarare questa patria di stolti,
e Zeus padre e madre insieme
dalla coscia partorì Dioniso
tripudiante e malandrino.
In brigata
con Satiri e Baccanti
divino e guitto
insegnò per primo ai Greci
la dolcezza del miele
e l’estasi dell’ebbrezza;
insegnò il sogno e la follia
e con essi la coscienza tragica
l’archetipo dell’esistenza
l’orrore della verità prima
la verità di Edipo e di Amleto:
che l’agire è crudeltà.

S’ALZA UN GABBIANO IN VOLO

Vola un gabbianu
vicinu e luntanu

Vola gabbianu
vola luntanu
‘un ti firmari
supra stu mari

Ciatu ri ventu
acqua surgiva
voscu ri stiddri
si murmuria

Vuci maliusa
granni suspiru
musica e specchiu
ru munnu persu

Specchiu ri luci
vuci anmmucciati
ioca un cardiddru
è un picciriddru

Ioca cu l’acqua
ioca ca rina
scuma ri mari
ca s’arrimina

E cogghi a scuma
e licca a scuma
comu scuma ri latti
ri prima matina

Vola gabbianu
vola luntanu
un ti firmari
supra stu mari

ASPETTAMI

Aspettami, arriverò
storto e ciaccato
sopraffatto dal disamore
come un mendicante.
Mi piacerebbe se potessi
di trovarti
oltre la siepe dei tuoi pensieri
ad aspettarmi
davanti alla porta di casa
NICOLA LO BIANCO